Le anguane (langane, gane, vivane, strie, fade, selvadeghe, orchesse, saelighe, angene, aganis) sono creature mitologiche tipiche della tradizione alpina e prealpina del Nord Italia, soprattutto Triveneto, e si tratta di spiriti delle acque, affini alle ninfe classiche, alle ondine germaniche e alle rusalki slave.
Come erano descritte le anguane?
Vista la vastità e la diversità dell’area in cui era presente il mito delle anguane, risulta difficile avere una descrizione univoca di queste mitiche creature di cui si discorreva nei filò, molti giuravano di averle incontrate e raccontavano le loro avventure a rapiti ascoltatori, arricchendole di dettagli più o meno veritieri.
Le anguane sono generalmente descritte come giovani donne molto belle e seducenti, capaci di attirare gli uomini in acqua (talvolta facendoli affogare con il solletico), ma possono apparire anche come esseri ibridi (metà donna e metà rettile o pesce), anziane spettrali o figure notturne.
Caratteristiche comuni sono i piedi di gallina, anatra o capra, gambe squamate e una schiena cava che nascondono con muschio o corteccia. Vestono spesso di bianco, ma a volte colori vivaci e secondo la tradizione, molte anguane sarebbero anime di donne morte di parto, bambine morte o figure legate a culti pagani pre-cristiani.
Vivono presso fonti, ruscelli e pozzi, di cui sono le protettrici e sono considerate benevole perché aiutano i pescatori ed insegnano agli umani arti tradizionali (filatura, caseificazione, ecc.), ma si offendono facilmente se non vengono rispettate e abbandonano gli uomini privandoli di conoscenze importanti.
In altre storie assumono tratti più sinistri: in diverse leggende sono solite terrorizzare o burlare i viaggiatori notturni, spargere discordia (in particolare tra le donne) rivelando segreti e pettegolezzi, inoltre, se insultate, sono inclini alla vendetta, portando sfortuna a vita al malcapitato ma tuttavia in molte leggende viene specificato chiaramente che, a differenza di orchi e strie (streghe), le anguane non uccidono mai uomini o animali).
Le anguane smisero di mescolarsi con le persone comuni dopo il Concilio di Trento: il passaggio dalla dedicazione all’anguana alla titolazione al diavolo deriva dalla demonizzazione delle divinità pagane nel medioevo.
Vignetta Art Nouveau che rappresenta una fata dell’acqua, creatura identificabile con le anguane (1908).
Inchiostro su cartone, 18 su 12 cm.
Elena Alexandrina Bednarik (1883–1939)
Da dove arriva il mito delle anguane?
La figura dell’Anguana (da Anguis, serpente, biscia) si inserisce all’interno di una vastissimo numero di donne serpenti o a forma di pesce, con radici nell’antica mitologia preistorica indoeuropea.
È probabile quindi che le anguane abbiano rappresentato delle antiche divinità femminili e venerate un tempo dalle antiche popolazioni dell’Italia settentrionale: divinità dei boschi e delle acque, dispensatrici di fertilità e benessere e per questo protettrici dei campi e del bestiame.
Queste semi divinità femminili legate all’acqua, sono caratterizzate da tratti comuni:
hanno un aspetto parzialmente o temporaneamente antropomorfo;
hanno un profonda animalità, tanto da dominare il mondo animale e da essere identificata con un animale totemico;
sono sessualizzate: gli uomini possono avere con loro una relazione anche figliale, oppure erotica;
sono superdonne, signore della magia e del tempo;
sono spesso raccontate in forma plurale, per lo più come una triade di splendide fanciulle;
abitano sempre in una dimensione lontana e spesso inaccessibile e per raggiungerle bisogna affrontare prove difficili;
sono connesse al sole ed alla vita, oppure, in contrapposizione, alle tenebre e al mondo sotterraneo ed alla morte.
Più strettamente, le anguane hanno moltissimi punti di contatto con la Melusine francese, generatrice della stirpe dei Lusignano.
Le si possono trovare nel De Ierusalem celesti, opera scritta da Giacomino da Verona nel XIII secolo e sono presenti nella celebre e antichissima Saga dei Fanes, racconto mitologico delle Dolomiti.
Fonte: Wikipedia