1. dabasso = giù.
  2. dadrìo = dietro.
  3. damàn = polsino.
  4. danòvo = di nuovo.
  5. darghe drìo = attendere a qualcosa assiduamente, con impegno.
  6. dàtaro = dattero.
  7. déo = dito.
  8. desabiglié = (fr.) discínto.
  9. desavìo = scarso di sale.
  10. desbotonàr = sbottonare.
  11. descalso = scalzo.
  12. descantarse = scuotersi.
  13. descompagno = spaiato.
  14. descrucarse = liberarsi da un intoppo, riprendere l’avvio.
  15. descunìo = smunto.
  16. descùșar = scucire.
  17. desfà = disfatto, sciolto; sfinito.
  18. desfàr = disfare, sciogliere.
  19. desfato = ubriaco fradicio.
  20. desfigurà = sfigurato, riconoscibile.
  21. desfrito = soffritto.
  22. desgatiàr = districare, dipanare, sbrogliare.
  23. desgionfàr = sgonfiare.
  24. desmenteghín = che si dimentica.
  25. desmissiàr = svegliare.
  1. despanocíàr = spannocchiare.
  2. desparà = disperato; in miseria.
  3. despicàr = staccare, spiccare.
  4. despòja-negài = strozzino.
  5. despossente = storpio, sciancato.
  6. dessóra = di sopra.
  7. destegoļàr = sgranare, sgusciare.
  8. destinà = destinato.
  9. destiràr = stendere.
  10. destrigàr = rassettare, mettere in ordine.
  11. destrigarse = sbrigarsi.
  12. deșumanà = stravolto.
  13. dibàtar = diffalcare, ridurre il conto.
  14. diéșe = dieci.
  15. dífalcar = diffalcare.
  16. dìndio = tacchino.
  17. dișiàl = ditale.
  18. disnàr = desinare.
  19. dito = detto.
  20. = due.
  21. doménega = domenica.
  22. dòna = donna.
  23. dopopranso = pomeriggio.
  24. drento = dentro.
  25. dressa = treccia.
  26. driomàn = di seguito.

È impossibile rendere con i segni dell’alfabeto italiano uno dei suoni più caratteristici e frequenti del dialetto trevigiano, il suono della l intervocalica di gondola, palo, bulo e simili. È un suono affine a quello di una e chiusa e breve che indichiamo convenzionalmente, con una l con un puntino sottoscritto: ļ (góndoļa, paļo, buļo).

Se una delle due vocali che precedono o seguono la l è una e, questo suono quasi si fonde con questa e sembra sparire. Ma capèlo non è capèo e tòle non è tòe.
Abbiamo quindi preferito indicarlo – capèlo e tòle -, lasciando al lettore il compito di farlo sentire nella giusta misura.

Il segno s indica la s sorda, o aspra, di soldá; il segno ș indica invece la s sonora, o dolce, di casa. Questo stesso suono, in omaggio ad una tradizione di scrittura, è indicato pure dal segno z, come in zóvene e zenòcio. Per lo stesso motivo si è conservata la x di xe.

I due accenti – l’acuto e il grave – indicano non soltanto, rispettivamente, il suono chiuso e il suono aperto della e e della o, ma anche l’accento tonico della parola, come negli esempi in questa stessa pagina. Dove questa coincidenza non era possibile, abbiamo preferito non metterli.