La Brigata Catanzaro

La 64ª Divisione fanteria Catanzaro rappresenta una grande unità del Regio Esercito italiano che ha avuto due vite distinte: una come Brigata Catanzaro durante la Prima Guerra Mondiale e un’altra, più breve e sfortunata, come divisione motorizzata nella Seconda Guerra Mondiale.

Composta prevalentemente da soldati calabresi e attiva dal 1º marzo 1915 al giugno 1920 e poi dal 3 giugno 1940 al 5 gennaio 1941, la Brigata Catanzaro è passata alla storia per il valore dimostrato sui campi di battaglia del Carso e dell’Altopiano di Asiago, ma anche per uno dei più gravi episodi di rivolta e repressione interna dell’esercito italiano durante il primo conflitto mondiale.

Con una forza di circa 6.000 uomini, i suoi reggimenti principali furono il 141º e il 142º Fanteria Catanzaro, affiancati in seguito dal 203º Reggimento artiglieria. I colori delle mostrine erano rosso e nero, e il motto ufficiale recitava: «Portiamo i colori del sangue e della morte: ovunque vincitori.»

Origini e costituzione della Brigata Catanzaro

La Brigata Catanzaro nacque il 1º marzo 1915 a Catanzaro. I due reggimenti che la componevano furono formati attingendo ai depositi di altri reparti: il 141º dal deposito del 48º Fanteria "Ferrara" e il 142º dal deposito del 19º Fanteria "Brescia". Le zone di reclutamento comprendevano province del Nord e del Sud Italia, ma la componente calabrese era predominante, tanto che i fanti vennero spesso identificati semplicemente come “i calabresi”. Questa identità regionale forte avrebbe segnato sia la reputazione di valorosi combattenti sia, in certi momenti, la percezione di un’unità particolarmente “difficile” da gestire da parte dei comandi superiori.

All’atto della mobilitazione del 24 maggio 1915, la brigata fu inizialmente assegnata alle truppe a disposizione del Comando Supremo, per essere poi inviata rapidamente in Friuli e inquadrata nella 3ª Armata. Da quel momento iniziò un lungo e logorante ciclo di impieghi in prima linea che avrebbe fatto della Brigata Catanzaro una delle brigate più sfruttate dell’intero esercito italiano.

La Prima Guerra Mondiale: gloria e sacrificio sul Carso e sull’Altopiano

Dal luglio 1915 al settembre 1917 la Brigata Catanzaro operò quasi ininterrottamente sul Carso, uno dei settori più micidiali del fronte italiano. Fu impiegata come brigata d’assalto e conobbe i luoghi simbolici della Grande Guerra.

Nel 1916 partecipò alla difesa contro la Strafexpedition austro-ungarica sull’Altopiano di Asiago, distinguendosi particolarmente sul Monte Mosciagh e sul Monte Cengio. Dopo Caporetto combatté ancora in Val d’Astico e Val Posina, fino alla fine della guerra.

Uno degli episodi più celebri è legato al Monte Mosciagh. Nel maggio 1916, durante i violenti scontri sull’Altopiano, due batterie italiane erano rimaste circondate. I fanti del 141º Reggimento lanciarono un brillante contrattacco alla baionetta, riuscendo a liberare i pezzi d’artiglieria e a riconquistare la posizione. L’evento fu citato nel bollettino di guerra n. 369 del 29 maggio 1916 firmato dal generale Luigi Cadorna e divenne famoso grazie a un’illustrazione di Achille Beltrame pubblicata sulla copertina de La Domenica del Corriere. Da allora il motto del 141º divenne: «Su Monte Mosciagh la baionetta ricuperò il cannone».

Per il valore dimostrato nei combattimenti intorno al San Michele, a Oslavia, sull’Altopiano di Asiago e al Nad Logem, la bandiera del 141º Reggimento ricevette la Medaglia d’Oro al Valor Militare con decreto reale del 28 dicembre 1916. La motivazione elogiava «l’altissimo valore spiegato nei molti combattimenti… per l’audacia mai smentita, per l’impeto aggressivo senza pari». Il 142º Reggimento ottenne invece la Medaglia d’Argento al Valor Militare. In totale, la brigata e i suoi uomini furono insigniti di 3 medaglie d’oro individuali, 152 d’argento, 204 di bronzo e due Cavalierati dell’Ordine Militare di Savoia.

Le perdite furono elevatissime: 2.468 morti, 12.867 feriti e 2.203 dispersi. Un documento ufficiale relativo al 142º Reggimento durante l’offensiva dell’ottobre-novembre 1915 sul San Martino del Carso descrive in modo impressionante le condizioni in cui operavano questi uomini: dopo 34 giorni continui di trincea in un settore di “triste fama”, in soli 15 giorni di combattimenti il reggimento subì 2.037 uomini fuori combattimento, di cui 55 ufficiali, compreso il suo comandante, il colonnello Cassoli.

254° reggimento di fanteria Brigata Porto Maurizio

Un brillante contrattacco dei valorosi calabresi del 141° fanteria libera due batterie rimaste circondate sul monte Mosciagh.
La Domenica del Corriere edizione Anno XVIII n.24 11-18 giugno 1916

La rivolta di Santa Maria la Longa

Il momento più controverso e drammatico della storia della brigata ebbe luogo nel luglio 1917 a Santa Maria la Longa, dove i due reggimenti erano stati inviati per un periodo di riposo dopo mesi di logoranti turni in trincea. La notizia di un imminente nuovo impiego in prima linea scatenò una protesta che rapidamente degenerò in aperta rivolta. Nella notte del 15 luglio 1917, alle ore 22, iniziarono gli scontri a fuoco. Soldati di un reggimento assaltarono quelli dell’altro cercando di trascinarli nella ribellione. Caddero uccisi tre ufficiali e quattro carabinieri; molti altri rimasero feriti.

La repressione fu durissima. Vennero impiegati una compagnia di carabinieri, quattro mitragliatrici e due autocannoni, con l’ordine di intervenire in modo fulmineo e con estremo rigore. La rivolta cessò all’alba. Il comandante della brigata ordinò immediatamente la fucilazione di quattro fanti colti con le canne dei fucili ancora calde e la decimazione di una compagnia. All’alba del 16 luglio, dodici fanti per ciascun reggimento, più i quattro colti in flagranza, furono fucilati a ridosso del muro di cinta del cimitero di Santa Maria la Longa e sepolti in una fossa comune, alla presenza di due compagnie in armi.

Questo episodio, noto come “rivolta della Brigata Catanzaro” o “decimazione di Santa Maria la Longa”, rimane uno dei casi più gravi di repressione disciplinare interna dell’esercito italiano nella Grande Guerra. Nonostante ciò, i soldati della Catanzaro furono obbligati a continuare a combattere fino alla fine del conflitto. Il 25 agosto 1917 ricevettero una nuova citazione sul bollettino di guerra per il valore dimostrato sul Carso, insieme alle brigate Salerno e Murge. La brigata fu ufficialmente sciolta nel giugno 1920.

La Brigata Catanzaro nel 1918

In confronto a quelli precedenti, questo anno di guerra fu per la Brigata Catanzaro meno combattivo perchè il fronte sulla quale è dislocata fu meno tormentato.

Fino a giugno 1918 nella zona di Arsiero la Brigata Catanzaro si alterna con la 2ª brigata bersaglieri fra le posizioni di prima linea in vari sottosettori.
Nel luglio, avendo la 9ª divisione assunto anche la difesa della fronte della 32ª destinata altrove, la Brigata Catanzaro occupaalcune posizioni, continuando nella consueta attività di pattuglie e nei lavori di rafforzamento.
Alla fine di agosto è inviata a riposo nella zona di Thiene, dove, salvo lievi spostamenti, rimane fino al 29 ottobre quando inizia la marcia verso il Piave, portandosi nella zona Barcon e Fossalunga.
Al sopraggiungere dell'armistizio "Badoglio" la Brigata Catanzaro si trova dislocata ad ovest di Treviso, fra Levada e S. Ambrogio.

La ricostituzione nella Seconda Guerra Mondiale

Nell’imminenza dell’entrata in guerra dell’Italia, la brigata fu ricostituita come 64ª Divisione fanteria "Catanzaro" il 3 giugno 1940. I reparti furono inviati in Libia e riorganizzati intorno ai tradizionali 141º e 142º Reggimento fanteria, integrati dal 203º Reggimento artiglieria (in gran parte composto da Camicie Nere provenienti dalla disciolta 3ª Divisione CC.NN. “21 aprile”) e da altri reparti logistici, tra cui il 64º Battaglione mitragliatrici, il 64º Battaglione genio e la 64ª Compagnia anticarro.

Assegnata al XXII Corpo d’Armata della 10ª Armata, la divisione partecipò all’avanzata italiana in Egitto del settembre 1940, ma in posizione di riserva. All’inizio delle operazioni era ancora solo parzialmente motorizzata: su 105 camion disponibili, soltanto 39 erano funzionanti. Dopo l’inizio dell’Operazione Compass britannica, a partire dal 9 dicembre 1940 la Catanzaro fu impegnata nel settore delle saline di Bug Bug e di Alam Salamus. Resistette inizialmente agli attacchi corazzati, ma nei giorni successivi subì una progressiva erosione. Nuclei meccanizzati della 7ª Brigata Corazzata britannica si infiltrarono tra i suoi capisaldi; l’artiglieria divisionale riuscì a contenere alcune spinte, ma le perdite furono pesanti. La divisione fu costretta a ripiegare verso Bir Tishdida, poi su Sollum e infine all’interno della cinta fortificata di Bardia.

I resti della divisione, fortemente decimati dopo oltre venti giorni di combattimenti aspri, continuarono a difendere Bardia fino al 5 gennaio 1941. A quella data la 64ª Divisione “Catanzaro” fu considerata sciolta per eventi bellici e i pochi superstiti furono ripartiti tra altre grandi unità. A causa del controverso comportamento di parte dell’unità e dei suoi ufficiali (con l’eccezione dell’artiglieria), lo Stato Maggiore non intese più ricostituirla né durante la guerra né nel dopoguerra.

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