L’ospedale militare ausiliario del 1848

Nel 1848, in pieno periodo risorgimentale, l’autorità austriaca decise che villa Pola era la sede adatta per installare un ospedale militare ausiliario.

Nel mese di giugno iniziano le trattative tra l’imperiale regio comando civile e militare e il conte Erminio Teodoro Pola, per ispezionare il Palazzo Pola e sue adiacenze in Barcon onde riconoscere se convenisse quale ospitale provvisorio per servire ai bisogni delle Imperiali Regie Truppe.

Per maggiori e più dettagliate informazioni:
Barcon di Vedelago. La storia che non ti aspetti
di Paolo Miotto 2023, GoPrint, Camisano Vicentino (VI)

Scopri come acquistare il libro ›

La commissione incaricata

Il 31 luglio, per ordine del podestà di Treviso vi fu un’ispezione della villa e delle adiacenze: il gruppo, seduta stante, dichiarò il luogo opportunissimo per ospitare un Ospitale capace di 900 e forse mille ammalati.

A nulla valsero le proteste del Pola e la richiesta di precisi termini di garanzia.

Ispezione di villa Pola (ASTV, Archivio comunale, b. 4242, 31 luglio 1848).

[La commissione] si recò nell’interno della Barchessa, ove nel piano inferiore si misurò un vasto granaio capace di almeno sessanta letti, al granaio sono contigue cinque camere capaci di altri venti letti. Salendo al piano superiore della detta Barchessa, si trovò un altro più vasto granaio, che misurato dal Reale Medico in capo militare si trovò capace di ben cento e venti letti.

Passando poscia nel Palazzo, nel piano più alto si numerarono stanze quattordici, delle quali undici calcolate per dieci letti ciascheduna, tre a due letti. Nel piano nobile medio una sala di quarantaquattro passi in croce capace di ben novanta letti, camere undici maggiori da letti dieci l’una ed un oratorio. Al piano terreno, misurata la Sala, venne dal detto Regio Medico trovata di passi quarantaquattro in croce, e capace di ben novanta letti, in giunta nove stanze per dieci letti l’una, ed altre per cucina, magazzino, dispensa.

Tutto calcolato il Regio Medico suddetto avvisa che il Palazzo coll’unita Barchessa può contenere oltre ottocento malati, e il Regio Medico Provinciale, come anche l’Assessore Municipale dichiararono che il calcolo può considerarsi fatto in lato senso, e che senza smodate restrizioni i Locali tutti esaminati si potrebbero ritenere capaci di forse mille malati, o certo più che novecento. Si è inoltre riscontrato che ogni piano è munito di opportune latrine.

Tratto da:
Passato Verbale di visita al Palazzo Pola a Barcon, b. 4242, fasc. Consegna del locale in Barcon, n. 2661, 31 luglio 1848, Archivio Stato di Treviso, Archivio comunale.

I preparativi per l’ospedale militare ausiliario

Il 3 agosto veniva notificato al procuratore del Pola, che era stata decisa la consegna della villa e delle adiacenze al municipio di Treviso ed il giorno seguente avevano inizio i lavori di riduzione del palazzo e adiacenze ad uso ospitale provvisorio e il 12 agosto avveniva la consegna ufficiale da parte del conte. 

Nel frattempo venivano stipulati i contratti di fornitura degli alimenti e dei medicinali per i soldati presso il municipio di Castelfranco e a Barcon: carni e verdure venivano da fornitori di Castelfranco, il pane da un fornitore di Fanzolo ed il vino era assicurato dal negoziante Luigi Righetto di Barcon che doveva garantire il cambio del vino ogni volta che a buona ragione venisse rifiutato dal Comandante o Medico in Capo militare.
Fu trovato anche un interprete che conosceva il tedesco, il boemo e lo slavo.

Nei giorni che precedevano l’apertura del nosocomio, fu predisposto l’invio di carri di paglia, materassi bianchi e pagliericci per un totale di 150 posti letto. Inoltre strumenti medici e di uso quotidiano, ambulanze e personale medico, civile e militare.

L’8 agosto una pattuglia di quattro soldati e un caporale prendeva stanza nella villa e non mancava nemmeno l’esortazione rivolta con toni di diffida alla dirigenza del Consorzio Brentella di Pederobba affinché fosse garantita la perenne fluizione dell’acqua della Brentella che attraversa in apposito canale anche il Locale di Barcon.

Fu pensato a tutto ciò che dovesse servire affinché la struttura fosse efficiente e, non senza qualche difficoltà, fu predisposto anche il cimitero dove tumulare i defunti.

L’inizio delle attività

La sera del 16 agosto, sotto il furore di un temporale, l’ospedale entrava in funzione con un organico sanitario costituito da un medico e un sotto-medico ogni 300 ammalati, 8 infermieri ogni 100 pazienti e un congruo numero di Facchini. Altri servizi di trasporto civile, lavanderia, fornitura di legna e materiale di cancelleria erano assegnati a personale prelevato nei dintorni.

Nei primi due giorni furono trasferiti da Treviso a Barcon 600 feriti dei meno aggravati, ma nel volgere di poco tempo iniziarono trasporti di 500 feriti alla volta. Fin dal primo giorno furono impartiti ordini di confische militari di vari generi e carriaggi su tutto il territorio con grande disappunto della popolazione e dell’amministrazione comunale di Vedelago.

Il 21 agosto l’amministrazione comunale inviava una lettera di protesta all’autorità militare chiedendo di essere solevata dalle giornaliere obbligazioni e di essere risarcita delle precedenti requisizioni di legna, paglia, cariaggi ed altro. Gli imperiali rispondevano respingendo al mittente la quasi totalità delle lamentele.

Frontespizio di uno dei fascicoli relativi all’ospedale di villa Pola.

Il periodo operativo

L’ospedale di Barcon rimase in servizio fino al 4 novembre del 1848, quando fu liberato ma non riconsegnato al proprietario che dovette attendere l’inverno del 1849 per ottenere gli indennizzi concordati e la promessa della restituzione datata 11 gennaio 1849.

Sei mesi dopo, il 13 luglio, la Regia Delegazione della Provincia di Treviso chiedeva alla Congregazione Municipale della Regia città di Treviso di riaprire l’ospedale militare di Barcon capace di 800 ammalati. Lo stesso giorno partivano sotto scorta armata da Treviso, tre carri con tutto il necessario per far ritornare operativo il nosocomio. 

Non sappiamo per quanto tempo rimase operativo l’ospedale in questa riapertura perché manca la documentazione a riguardo, ma dovette essere di breve durata.

© Immagini e testi coperti da copyright.