I drammi della seconda guerra mondiale

Accomunata nella sorte ad altre famiglie, anche quella del generale Guido Pomini dovette piangere i propri figli caduti durante la seconda guerra mondiale.

I figli caduti nella seconda guerra mondiale

Il primogenito Francesco Pio nonostante i pareri contrari del padre e del suo direttore universitario, che aveva intuito le sue capacità scientifiche, volle partire volontario senza attendere di essere arruolato nel Battaglione Verona. Nel gennaio del 1941 fu reclutato nella divisione alpina Iulia, in Albania, dove morì appena venticinquenne il 10 marzo dello stesso anno nel corso di un’azione in cui si era offerto volontario.

Per noi di Barcon è più nota la figura di Sandro.
Ai suoi familiari non disse nulla della sua appartenenza ad una brigata partigiana, neanche quando di sera in Barchessa tutta la famiglia si metteva in ascolto di Radio Londra. La notte Sandro usciva aspettando il passaggio di “Pippo”, l’aereo americano che con il favore del buio passava a bassa quota per le campagne del Veneto paracadutando nelle “campagnole” materiale prevalentemente bellico necessario ai partigiani. La sua azione avveniva in sella ad una bici e in due borse raccoglieva e portava in casa il materiale paracadutato per consegnarlo successivamente alle truppe partigiane della zona. A guerra terminata nella cenere delle stufe per il riscaldamento delle camere furono ritrovate delle mine, ma anche un bazooka.

Sandro, allora studente universitario, morì il 29 aprile 1945, in un’imboscata a San Marco di Resana, mentre su ordine del Comando di Brigata portava il suo plotone a Castelfranco per liberarla dall’occupazione tedesca.
Il 12 aprile 1949 a “corredo della liberazione consiliare 28 Novembre 1948” relativa al nominativo della strada che dal centro di Barcon porta a Vedelago, viene proposta Via Battaglione Sandro Pomini.

Sia a Francesco Pio che a Sandro fu conferita la medaglia d’argento alla memoria.

Sandro Ermanno Pomini

Sandro Ermanno Pomini.

Nella popolazione anziana di Barcon c’è il ricordo dei raid notturni di Pippo e le corse a nascondersi nei fossi per ripararsi da eventuali attacchi e l’obbligo di spegnere le luci per non venire colpiti dalle bombe americane perché scambiati per accampamenti tedeschi, ciò che in effetti la storia riporta essere successo.

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La seconda guerra mondiale in Barchessa

Nel settembre del 1943 la famiglia Pomini si apprestò alla sistemazione della Barchessa per creare un alloggio confortevole dopo essere sfollati da Treviso. Dal racconto di Paolo: «cinque stanze al secondo piano con piacevole presenza di travi a vista stavano per essere adibite per dormire con due o tre letti, eravamo tanti noi, e sempre con una amichevole ospitalità; creata inoltre un’ampia cucina, un magazzino o dispensa ed infine una ampia stanza, salotto e pranzo, con un lungo tavolo portato successivamente dalla casa di Verona, per dodici posti; c’era, per l’inverno, una valida stufa, poltrone, un divano e in un angolo la radio, una Philips enorme come mobile, ma anche come apparecchio e con la possibilità di ricezione di tutta Europa ed altro ancora, forse.»

L’attività partigiana che Sandro svolgeva soprattutto nell’ultimo periodo della seconda guerra mondiale era resa ancora più rischiosa dalla presenza di un insediamento tedesco presente in Barchessa.
Infatti le truppe di occupazione avevano invaso l’atrio e parte dei locali dove vennero installati dei forni per la produzione del pane: gli archi del grande portico erano stati chiusi con dei teloni ed il pane prodotto veniva caricato sui camion che partivano a tutte le ore per rifornire le truppe del Veneto e non solo.

Per diversi mesi del 1944, nonostante la presenza delle truppe tedesche, in Barchessa venne tenuto nascosto un partigiano di nome Popi. Colpevole di aver tentato il rapimento del console del Giappone a Venezia e braccato dai tedeschi, fu chiesto alla famiglia Pomini di accoglierlo a Barcon. Per la sua sistemazione venne murato l’accesso ad una stanza del primo piano e collocato un grosso armadio davanti, «come se ci fosse sempre stato». Furono segate le assi del pavimento per creare un’apertura che dava nel deposito carrozze al piano terra da cui si poteva accedere al nascondiglio tramite una scala a pioli, solitamente distesa a terra ed issata solo di notte quando tutti dormivano, con la quale il partigiano veniva fatto scendere per mangiare.

L’area delle “campagnole” alla fine della seconda guerra mondiale.
Foto scattate dalla RAF il 22 agosto 1945.
Su autorizzazione dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione – MiC.

Il bombardamento del 3 marzo 1945

Dai racconti di Paolo Pomini emerge il ricordo del bombardamento della ferrovia che provocò ingenti danni alla casa Pasqualin, ferendo gravemente anche gli abitanti: gli aerei scendevano mitragliando per prendere la mira e sganciare le bombe sulla ferrovia, Paolo ed il fratello Renzo stavano andando a scuola in bici e dovettero ripararsi nel fosso adiacente alla strada, attenti però a non perdersi il drammatico spettacolo: traversine e binari che volavano a 50 metri, le mani a proteggere la testa dai sassi che ricadevano a terra e l’aereo che, mitragliando nuovamente, ritornava a controllare il lavoro eseguito.

Fonti:

Guerra e resistenza a Vedelago 1943 1945
a cura della Biblioteca Comunale di Vedelago 1995, Grafiche TP, Loreggia (PD)

I dipinti di Maria Adelaide. Ricordi sentimenti ed altro ancora
di Paolo Pomini 2008, Lombardo Editore, Roma

I racconti della Barchessa
di Paolo Pomini 2011, Lombardo Editore, Roma

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