Giambattista Canal

Fonte: Wikipedia

Giambattista Canal (Venezia, 10 settembre 1745 – Venezia, 5 dicembre 1825)

Sant’Eufemia in Gloria, Chiesa di Sant’Eufemia, Venezia

Figlio del pittore Fabio Canal, era noto in tutto il Veneto come abilissimo “frescante“, detto anche l’ultimo dei fa presto per l’incredibile velocità di esecuzione nell’affrescare superfici molto estese.

Dopo i primi rudimenti ricevuti dal padre, Canal studiò presso l’Accademia di Venezia, dove insegnò dal 1783 al 1807.

Diventato quasi cieco nell’ultimo scorcio della sua vita, fu costretto dalle difficoltà economiche a continuare a dipingere.

Numerosissime sono le sue opere, soprattutto ad affresco, in tutto il territorio veneto, conservate in chiese e palazzi. Dipinse oltre settanta soffitti di chiese, tra i quali i più significativi sono quelli di Serravalle, di san Leonardo a Venezia, di Martellago, e di altre località nel Polesine, a Trieste, a Treviso e a Ferrara.

Il suo stile, negli ultimi anni di attività, evolve verso il neoclassicismo.

Tratto da
Delle inscrizioni veneziane
raccolte ed illvstrate da Emmanvele Antonio Cigogna, cittadino veneto.
Volume V. Venezia MDCCCXLII. Presso Givseppe Molinari stampatore. Editor l’avtore

Giambatista Canal figliolo del testé nominato Fabio, non di Antonio, come malamente dicono e il Bartoli nelle Pitture di Rovigo, e il Federici nelle Memorie Trivigiane, nacque nel 1745 in patria, ed ebbe a maestro il proprio padre, il quale allievo di Giamb. Tiepolo dello il Tiepoletto, come si è detto, non sapeva allontanarsi dal manierismo di quel tempo. li figlio però seppe fino dai primi anni cambiare tenore e attenersi più alla ragione e alla verità, che all’effetto. Più che dipingere ad olio amava Giambatista di condurre grandi opere a fresco, e quanto al colorito superava gli emuli suoi; e le sue opere quasi mai son disgiunte dalla bellezza sempre vera, non abbagliano l’occhio, ma lo appagano, spezialmente per quei felici e naturali passaggi del colore. Così poi piacevano i suoi lavori che se ne voleva avere in ogni edificio o che nuovo sorgesse, o che si riducesse a nuova forma. Si contano fino a settanta i soffitti per chiese da lui dipinti; anzi quando lavorava a Postioma, luogo del Trivigiano nel 1817, egli diceva che ne avea fatti presso che cento soffitti. Il Trivigiano ove pel corso di sessant’anni operò sempre, ne ha certamente più d’ogni altro de’ veneti territorii. Ed era così pronto che in soli quindici giorni potè compiere il soffitto della Chiesa di Enego nell’anno 1802. Non solamente poi le volte e le pareti delle chiese, ma le volte ancora e le pareti dei palazzi privali erano da lui dipinte. Lavorò eziandio fuori di stato, come a Trieste e a Ferrara. E sebbene non ogni lavoro suo sia di eguale merito, spezialmente perchè negli ultimi anni era divenuto mezzo cieco, e nondimanco volea operare, pure nei suoi dipinti mantenne sempre l’antico suo sapore di colorire. Il candore poi del suo costume, e della dolcezza de’ modi, e la maestria nell’arte il fecero amare e consultare da’ più. Fra’ quali fu Giuseppe Borsato chiarissimo pittore ornatista vivente, e professore dell’Accademia nostra, che molte volte il Canal ebbe a parte ne’ suoi lavori, e che volentieri approfittava de’ consigli e degli ammaestramenti del Canal. Il Canal morì nel 3 dicembre 1825, e furono onorale le sue essequie da tutto il Corpo Accademico al quale apparteneva.

Riferimento: Cronistoria, Villa Pola

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