Papa Giulio II

Albissola (SavonaPapa Giulio II), Giuliano della Rovere,
31.X, 26.XI.1503-21.II.1513
Si doveva più che mai uscire dalle incertezze. Bisognava schiudere al papato i nuovi orizzonti rivelati dalle scoperte di Cristoforo Colombo nel 1492. Ci volevano forza e stabilità. E i 37 cardinali (su 38) riuniti in conclave elessero il sessantenne nipote Sisto IV, Giuliano della Rovere, che assunse il nome di Giulio II.

Un papa dal carattere testimoniato da questo aneddoto. Michelangelo (1475-1564) stava lavorando a una grande statua in suo onore a Bologna. Aveva abozzato la mano destra benedicente e doveva mettergli qualcosa nella mano sinistra. Chiese allora se gl andava bene un libro, ma Giulio II rispose: “A me un libro? Mi tratti da ragazzino? Io voglio una spada”.

Macchiavelli scrisse poi di questo papa: “Ci fu un tempo in cui il più piccolo barone si credeva in diritto di disprezzare la potenza del papa: oggi essa impone rispetto al re di Francia”.

Nato ad Albissola, presso Savona, nel 1443, entrato nell’ordine francescano, all’età di 28 anni, Giuliano della Rovere era stato elevato alla porpora dallo zio Sisto IV, che gli aveva affidato il titolo di San Pietro in Vincoli.

Da cardinale, aveva dimostrato grandi capacità politiche e militari nel reprimere una rivolta in Umbria. Dopo aver molto contribuito alla elezione simoniaca di Innocenzo VIII, si era distinto sotto di lui proprio per le sue capacità militari allorchè gli aragonesi avevano attaccato lo Stato Pontificio. Si era invece tenuto un po’ da parte sotto Alessandro VI, dopo il fallimento della sua manovra di appoggiare Carlo VIII contro di lui.

Ben dotato di carattere e prestigio, Giulio II era deciso a riaffermare l’autorità politica del papato anche sul piano territoriale. Si mosse perciò come un condottiero alla giuda di un esercito, con l’intento di riconquistare alla Chiesa i molti territori che le erano stati sottratti, e cominciò con l’imprigionare in Vaticano Cesare Borgia, del quale incamerò tutti i feudi. Il Valentino riuscì però a fuggire a Napoli e in Francia, prima di essere ucciso in combattimento sotto le mura di Viana di Pamplona, nel marzo 1507, quattro anni dopo la morte del padre Alessandro VI. Una buona notizia per Giulio II, che nel frattempo aveva conquistato Perugia e Bologna guidando personalmente l’esercito vaticano e scomunicando i signori bolognesi Bentivoglio che gli resistevano. L’intera Bologna si arrese l’ 11 novembre del 1506 e lui rientrò a Roma da trionfatore.

Deciso a riconquistare le città romagnole sottratte da Venezia, nel 1509 entrò nella lega di Cambrai con Spagna, Francia e Austria contro Venezia. Ma una volta riconquistate le sue città, fece pace con i veneziani e si accordò con loro contro gli alleati di prima.

Fu allora che lanciò il famoso grido “Fuori i barbari”, con evidente riferimento ai francesi, che non avrebbero dimenticato l’affronto. Ne seguì una lotta accanita, con lo stesso papa che scalò le mura di Mirandola al culmine di un lungo assedio.

I suoi nemici però si organizzarono. I bolognesi si riappropriarono della città, abbattendo la statua erettagli da Michelangelo. A Pisa si tenne un convegno di vescovi e cardinali con il compito di esaminare la possibilità di una sua deposizione, ispirato e manovrato dietro le quinte dal re di Francia e dall’imperatore di Germania. Sebbene fiaccato da campagne e battaglie, Giulio II cercò di reagire convocando il V Concilio Lateranense, nel quale furono affrontate molte questioni, dall’unione ecclesiastica al pericolo turco. Ma la partecipazione dei prelati fu piuttosto scarsa e vi presero parte solo un centinaio di italiani, mentre le riforme tanto attese rimasero sulla carta.

Sul piano politico-militare, Giulio II promosse poi la Lega Santa tra i principi cristiani per cacciare i francesi dall’Italia. Ma l’esercito fu sconfitto nell’aprile del 1512 a Ravenna da Gastone di Foix, nipote del re di Francia, che però la sera stessa della vittoria cadde sul campo, facendo comunque sfumare le fortune francesi in Italia e consentendo i rientri degli Sforza a Milano e dei Medici a Firenze.

Fu in quel periodo che venne formato un corpo regolare, costituito dalla Guardia Svizzera, per la difesa del papa e dei palazzi pontifici. Quei diciottomila svizzeri contribuirono in modo decisivo a cacciare via i francesi dall’Italia.

L’attività politico-militare costituì il motivo fondante del papato di Giulio II, anche se i compiti di un ponteficie avrebbero dovuto essere religiosi e pastorali. Tuttavia ci fu un po’ di spazio per qualcosa di “disarmato”, in sintonia però con il suo stile forte e avventuroso: come l’istituzione di vescovadi nell’America appena scoperta da Cristoforo Colombo e la promozione di missioni nelle terre conquistate da spagnoli e portoghesi. Giulio II tentò poi con scarsissimi risultati di riunire la Chiesa russa a quella cattolica. Mitigò le pene inflitte dai tribunali dell’Inquisizione, riordinò l’ordine francescano con i due rami di minori e conventuali, proibì il duello e abrogò il barbaro ius naufragii (il diritto di spogliare i naufraghi), e condannò con decreto la simonia.

Non trascurò inoltre le arti e la cultura, accogliendo a Roma artisti di fama e sostenendoli con le casse vaticane. Ingaggiò il Bramante (1444-1514) per iniziare la costruzione dell’attuale basilica di San Pietro; Michelangelo Buonarrotti per la decorazione della Cappella Sistina e la realizzazione della grandiosa tomba di famiglia in San Pietro in Vincoli, con il grande Mosè che avrebbe incarnato la forte personalità del papa; e Raffaello Sanzio (1483-1520) per affrescare le stanze interne del palazzo apostolico. Infine, fece anche sistemare il cortile di Belvedere con l’Apollo che aveva acquistato prima ancora di essere papa.

Al momento di maturare un giudizio, non si può comunque fare a meno di notare che la politica conquistatrice di Giulio II fu sempre perseguita per conto della Chiesa e non a vantaggio della sua famiglia, come aveva fatto Alessandro VI Borgia.

Molti storici, compresi quelli di fede cattolica, si sono chiesti se con un’azione volta a riformare in modo evangelico le strutture ecclesiastiche, l’energico Giulio II non avrebbe potuto evitare lo scisma luterano ormai alle porte. Forse si, ma forse significa anche chiedere la cosa giusta alla persona sbagliata, visto che Giulio II fu soprattutto un papa generale, con in mano la spada piuttosto che una tavola di leggi religiose e spirituali.

Morì il 21 febbraio 1513 e fu appunto sepolto in quella tomba che si era fatto fare da Michelangelo.

Fonte: Dizionario dei Papi e del Papato, Alcide Santini, 2000, ElleU Multimedia

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